I perchè della caduta

Ogni capello nasce, cresce, invecchia e cade per poi rinascere dopo un po’ di tempo. E’ un fenomeno di naturale ricambio che non avviene tutto in una volta, ma in modo graduale. Questo ricambio è legato all’attività dei bulbi che alterna cicli di riproduzione a cicli di riposo.

Non bisogna però dimenticare che non esistono pozioni miracolose.

Per questo i capelli vanno “risparmiati”, curati quando sono sani, per rimandare il più possibile la caduta: appena ci si accorge di perdere troppi capelli oppure che quelli ancora attaccati diventano sempre più fragili e stressati, ma soprattutto se vediamo che si sono fatti meno grossi, hanno perso cioè diametro. Bisogna fare attenzione anche quando il capello diventa opaco e il colore sbiadisce: sono tutti sintomi di malessere da non trascurare.

Quando iniziare a preoccuparsi?

Anche se la caduta di per sé non ha un grosso significato, è vietato però sottovalutare un progressivo diradamento. Le zone da tenere sotto controllo sono nell’uomo l’area delle tempie e, nella donna, la parte superiore centrale della testa. Potrebbe trattarsi di alopecia androgenetica e, in questo caso, i capelli perduti sono praticamente irrecuperabili. Ecco perché tutta là cura è tesa a bloccare il processo di caduta, conservando il massimo del patrimonio dei capelli rimasti. In altre parole, bisogna giocare d’anticipo.

Sono numerose le cause che portano alla caduta dei capelli e non tutte conducono necessariamente alla calvizie. Oltre che per il naturale ricambio, i capelli cadono di più in certe stagioni, soprattutto in autunno. Secondo alcuni ricercatori questa caduta stagionale sarebbe dovuta a una carenza di minerali e di oligoelementi persi attraverso la traspirazione, durante la stagione estiva.

I capelli possono poi cadere per carenze nutrizionali, in seguito ad alcune malattie infettive (il tifo, per esempio, può rendere completamente calvi), dopo un avvelenamento, per disturbi ormonali importanti, a causa di particolari funghi della pelle. Oppure il fenomeno può determinarsi in situazioni particolari: durante l’allattamento, dopo il parto, in seguito a un trauma violento, un’emorragia, un incidente, un intervento chirurgico.

In ognuna di queste situazioni interviene una causa specifica che, interferendo con uno dei momenti del ciclo vitale del capello, porta alla morte del bulbo. Ma tutti questi fenomeni sono reversibili: i capelli cadono copiosamente ma ricrescono anche se non ce ne accorgiamo. La calvizie androgenetica, invece, la più temibile in assoluto, non è caratterizzata da una grande e improvvisa caduta di capelli, quanto da una caduta lenta, progressiva e senza ricrescita.

LE PIÙ COMUNI “CADUTE” DEI CAPELLI

Le cadute dei capelli sono indicate con il termine di alopecia. Vediamo di esaminare brevemente le alopecie più comuni.

EFFLUVIUM TELOGENICO

Si manifesta con un improvviso diradamento dei capelli in tutte le parti del cuoio capelluto (per il passaggio simultaneo di un elevato numero di capelli dalla fase di crescita a quella di riposo). La caduta diventa evidente 3 mesi dopo l’entrata in riposo del capello. Colpisce indifferentemente uomini e donne di qualsiasi età. Questo tipo di caduta può essere provocato da un normale processo di rinnovamento dei capelli, a seguito di influenze stagionali e quindi più evidente in alcuni periodi dell’anno, da malattie infettive, da particolari sforzi psico-fisici, da trattamenti farmacologici, da stress. Nelle donne può verificarsi anche per un improvviso calo degli ormoni sessuali femminili (parto, allattamento, menopausa). Dieta ristretta, fattori ambientali (smog, inquinamento, eccesso di esposizione al sole), abitudini dannose (fumare) dovrebbero essere presi in considerazione.

ALOPECIA AREATA

L’alopecia areata, nota come alopecia in chiazze o area Celsi, si manifesta in forma di zone più o meno grandi completamente senza capelli, rotondeggianti, a limiti netti, che presentano ai bordi capelli fragili che si distaccano facilmente alla trazione meccanica. Alla periferia delle chiazze i capelli sono normali. L’alopecia areata può interessare anche le altre zone pelose (barba, tronco, pube…).
Le cause di questo disturbo non sono completamente note, influiscono sicuramente eventi quali, stress, ansia, malattie infettive e virali. Rimossa la causa scatenante il capello riprende spontaneamente la sua attività e normalmente ricresce nel giro di 2/3 mesi.

ALOPECIA ANDROGENETICA

L’alopecia androgenetica o calvizie comune è il tipo di caduta più diffusa e colpisce prevalentemente i maschi. È una percitacfile definitiva dei capelli, senza alcuna possibilità di ricrescita in futuro. Si manifesta nei maschi a partire dai 18 anni di età e nelle femmine dopo i 50 anni. E’ provocata dalla combinazione di 2 fattori, il primo ereditario (predisposizione familiare) trasmesso da padre a figlio, il secondo ormonale legato agli androgeni, cioè agli ormoni sessuali maschili. L’esordio dell’alopecia androgenetica è sempre molto lento, ma fatalmente progressivo, e varia a seconda delle caratteristiche individuali; in genere le prime zone ad essere interessate dalla caduta dei capelli sono le regioni temporali (stempiatura) soprattutto nella parte alta e/o un diradamento del vertice. L’alopecia androgenetica viene quantificata da una scala progressiva secondo la classificazione di Hamilton.

Se il problema riguarda lei

In quanto a capelli, le donne sono decisamente più fortunate degli uomini. L’organismo femminile, infatti, può contare naturalmente su una situazione ormo-nale favorevole a una buona salute delle chiome.

Innanzitutto i capelli femminili vivono di più. La fase attiva del bulbo (anagen) dura anche 6-7 anni, mentre nell’uomo tutt’al più raggiunge i 4 anni. Ma la caratteristica fondamentale dei capelli femminili è un’altra: sono influenzati dalle continue modificazioni ormonali.
Il ciclo mestruale per esempio, tant’è che spesso il cuoio capelluto diventa un po’ più grasso qualche giorno prima e dopo il flusso mestruale. Non solo: ciclicamente le donne possono veder diradare le loro chiome per poi riprendersi, il tutto in relazione sempre agli sbalzi ormonali.

Il punto di forza sono gli estrogeni, gli ormoni femminili che contrastano l’azione degli androgeni maschili, per cui favoriscono lo sviluppo dei capelli e contrastano la crescita dei peli, come la barba.

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